Francesco Maria Gallo: Il mio Inferno

TRACKLIST

1. “Selva Oscura”

2. “Caronte”

3. “Francesca” (interpretata da Simona Rae)

4. “Bacio Sospeso”

5. “Medusa”

6. “Il Silenzio di Pier”

7. “Il Gigante”,

8. “Ugolino”

9. “L’imperatore del dolore” feat. Simona Rea

10.“Inferno” feat. Enrico Evangelisti

11. “Desolazione” (ghost track)

SCHEDA ALBUM


Inferno” nasce da un’idea di Francesco Maria Gallo, autore delle musiche e dei testi che si basano su una selezione di 11 canti dell’Inferno di Dante Alighieri, nell’anniversario dei 700 anni dalla sua morte. Si tratta di un florilegio intimo, in cui il cantautore – ad accetto del brano iniziale, la “Selva Oscura” che riporta i versi originali del proemio dantesco – sovrascrive la propria libera interpretazione dei canti scelti, attraverso le musiche, unite a una scrittura originale intorno alle suggestioni e ai protagonisti degli stessi canti. Si assiste allora alla rielaborazione di un proprio Inferno, ridisegnato secondo un personale punto di vista, quasi ad identificare un altro sé di derivazione rimbaudiana che, di volta in volta, ricompone le diverse figure, colte nell’aspetto più umano – Il gigante di Ulisse, il Silenzio di Pier, Il conte Ugolino – per ancorare la mitica discesa negli inferi ad un viaggio pressoché interiore. In bilico tra una lucida analisi di sconfitta – desolazione – e l’auspicio di un’accorata via d’uscita dai propri limiti. Per Francesco Maria il dannato è anche l’umano cosmico in cerca di una sorta di redenzione. A sostegno di questa rilettura, interviene la dimensione archetipica del femminile e il terreno ruolo salvifico dell’amore. Un demiurgo sostanziato nell’apologia del connubio tra uomo e donna – Paolo e Francesca, Il Bacio Sospeso – persino Medusa coglie l’eredità di una compassione profondamente umana e la trasfigura in regina adombrata dal tempo, alla perenne ricerca di un uomo normale.

Parallelamente alla penna di Gallo non sfugge una critica desolata alla nostra condizione terrena nella quale confluisce la consapevolezza esistenziale persistente, ai limiti della definizione infernale. Proprio qui ci troviamo di fronte all’interrogativo serrato nella condanna implicita che si dischiude attraverso lo squarcio del velo di Maya. E proprio qui, da questa comune prospettiva, nasce la collaborazione con l’autrice Carla Francesca Catanese che, delle undici tracce di Francesco Maria Gallo, ha restituito un personale contrappunto.

I controcanti si discostano formalmente da una prosa più consona all’adattamento musicale e forniscono il suggello di un’operazione che aderisce al terreno della poesia sperimentale. Un coacervo di visioni irregolari tenute insieme dall’anarchia del verso libero. Ecco allora che l’Inferno discende nelle latitudini di una contemporaneità quasi belluina, in una commistione verbale e concettuale dove le atmosfere dantesche si confondono in un inferno iconico stomp. In un calpestio che odora di scempio accumulato: un melting pot semantico, trasversale. I controcanti albergano qui ed ora, in un mondo trafitto, tra le maglie della musica trap, il sangue nero delle metropoli, i santi saldi di Zara, i barconi di Lampedusa, fino a Capitol Hill. I canti danteschi incidono sulla trama di un inferno cosmopolita – infranto di mito, sciacquato nello specchio del doppelgänger – per assumere la forma di instant poetry, con pochissime vie di fuga da un oggi indelebile nel suo format infernale.

CREDITI ALBUM

Francesco Maria Gallo (autore musiche e testi, arrangiamento, piano e produzione artistica); Ricky Portera (chitarra); Pier Mingotti (basso); Stefano “Perez” Peretto (batteria); Pietro Posani (chitarra); Simona Rae (cori e voce in “Francesca”); Enrico Evangelisti (feat in “L’Inganno di Dante”); Renato Droghetti (arrangiamenti, produzione artistica, piano e tastiere); Manuel Auteri (supervisione artistica); Carla Francesca Catanese (controcanti libretto); Saverio Romano (autore testo “Caronte”); Maria Elena Leva (coautrice testo “Medusa” e “L’Imperatore del dolore”); Rodolfo “ROD” Mannara (grafica e illustrazioni) e Allison “Allis” Geremia (illustrazioni).


ANALISI DEL PROGETTO E DEI PERSONAGGI DI “INFERNO”

a cura di Francesco Maria Gallo


SELVA OSCURA

(brano di apertura del disco “INFERNO”)


Chiudete gli occhi e provate ad immaginare una foresta intricata e sconosciuta, solo a pensarci vi sale la paura. Ora affinate l'udito, ascoltate… come Dante, vi sarete persi in una selva oscura e sarà impossibile ritrovare la retta via. Quando i primi suoni giungeranno alle vostre orecchie, si aprirà un sipario per la vostra discesa all’Inferno! Vi sentirete smarriti, angosciati ed eccitati allo stesso tempo: tra una moltitudine di suoni e di voci. La vostra mente sarà invasa da immagini evocative ed epiche che vi traghetteranno in un viaggio emozionale che mai nessuno ha osato intraprendere. Non sarete dei semplici spettatori, perché le emozioni che proverete direttamente sulla vostra pelle vi spezzeranno il cuore, mettendo a nudo il peccato più grave che stabilirà la vostra sorte. Benvenuti all’Inferno!

CARONTE

(protagonista del secondo brano del disco “Caronte”)


Nella religione greca e in quella romana Caronte (in greco antico Χάρων, Chárōn” ferocia illuminata) era il traghettatore dell’Ade. Come psicopompo trasportava le anime dei morti da una riva all'altra del fiume Acheronte.

Nell’antica Roma vigeva la tradizione di mettere una moneta sotto la lingua del cadavere prima della sepoltura. La tradizione rimase viva in Grecia fino ad epoche abbastanza recenti ed è probabilmente di origine antica. Nessuna anima viva è mai stata trasportata dall'altra parte, con le sole eccezioni della dea Persefone, degli eroi Enea, Teseo, Piritoo e Ercole, Odisseo, del vate Orfeo, della sibilla cumana Deifobe, di Psyché e, nella letteratura e nelle tradizioni successive a quella greca antica, di Dante Alighieri. In questa Opera Rock, come Dante e Virgilio, Caronte vi trasporterà dall’altra parte del fiume Acheronte per poi proseguire a piedi e con le orecchie tese la vostra ardita discesa nel cono infernale!


PAOLO E FRANCESCA

(protagonisti del terzo brano “Francesca” e del quarto brano “Bacio Sospeso”)


Paolo Malatesta e Francesca da Rimini sono due figure di amanti entrate a far parte dell'immaginario popolare sentimentale, pur appartenendo anche alla storia e alla letteratura. A loro è dedicata buona parte del V canto della Divina Commedia di Dante Alighieri. Nella Commedia, i due giovani rappresentano le principali anime condannate alla pena dell'inferno dantesco, nel cerchio dei lussuriosi.

In vita furono cognati (Francesca era infatti sposata con Gianciotto, fratello di Paolo) e questo amore li condusse alla morte per mano del marito di Francesca. Francesca spiega al poeta come tutto accadde: leggendo il libro che spiegava l'amore tra Lancillotto e Ginevra, i due trovarono calore nel bacio tremante che alla fine si scambiano e che caratterizza l'inizio della loro passione.

La tragica vicenda amorosa di Paolo e Francesca è stata rievocata altre volte, sempre in letteratura (le tragedie del Pellico e del D'Annunzio) ma anche nell'opera lirica da parte di autori come Gounod, Thomas, Rachmaninov o Prokof'ev (balletto). Particolarmente conosciuta, apprezzata ed amata è la versione che ne ha dato nel 1914 il compositore italiano Riccardo Zandonai nella sua “Francesca da Rimini”.

Nell’Opera Rock “Inferno”, Francesco Maria Gallo rappresenta l’amore tra Paolo e Francesca dedicando loro due canzoni che narrano del non pentimento dell’amore tra i due. I due amanti, in nome di questo grande amore, sono disposti a bruciare per sempre nel rogo infernale, anche per “una sola notte di Amore!”. Si racconta inoltre del triste ricordo di quel bacio sospeso, di quel folle amore spezzato da Gianciotto (fratello di Paolo) che sorprese i due amanti e li uccise.


MEDUSA

(protagonista del quinto brano del disco “Medusa”)


Il primo intellettuale ad approfondire davvero la storia di Medusa è il poeta romano Ovidio, che ha spiegato nel dettaglio la sua trasformazione ne “Le Metamorfosi”, nell'anno 8 d.C. circa. Nel racconto, Medusa era originariamente una splendida fanciulla, l'unica mortale di tre sorelle, le Gorgoni. La sua bellezza aveva attirato l'attenzione del dio del mare, Poseidone, che l'avrebbe violentata in un tempio sacro di Atena. Furiosa per la profanazione del suo tempio, Atena avrebbe trasformato Medusa in un mostro con la terribile capacità di pietrificare chiunque incrociasse il suo sguardo. Le versioni più popolari del mito, tuttavia, si concentrano su quanto accadde dopo questa vicenda, con Perseo nel ruolo di protagonista. Polidette, re di Serifo, inviò il semidio a uccidere Medusa. Proteggendosi dallo sguardo fatale della giovane con uno scudo di bronzo, Perseo decapitò Medusa e dalla ferita fuoriuscì il cavallo alato Pegaso. Perseo portò con sé la testa di Medusa, che non aveva perso il suo potere di pietrificare con lo sguardo, e la usò come arma contro numerosi altri avversari e nemici. Infine, tornò da Atena trionfante e le consegnò la testa, che verrà poi raffigurata sullo scudo della Dea. E così Medusa divenne sinonimo di mostruosità.

Nell’Opera Rock, Francesco Maria Gallo la rappresenta come vittima abusata da un “eterno scempio che apre schemi e paradossi”. Medusa rappresenta l’esempio universale della donna maltrattata; ma ancora oggi, dopo settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, è considerata da mostruosi individui come un oggetto da abusare e poi gettare nelle gole più profonde dell’Inferno!


PIER DELLE VIGNE

(protagonista del sesto brano del disco “Il Silenzio Di Pier”)


All’incipit del tredicesimo canto dell’Inferno, ci troviamo nel secondo girone del settimo cerchio dove viene punito il peccato di suicidio. Lo scenario è di per sé orripilante: una boscaglia fittissima e contorta che quasi impedisce il cammino a Dante e Virgilio e che non ha paragoni nel mondo reale! Per di più questa selva è il nido abituale delle brutte Arpie.

Un’anima dannata si presenta come Pier delle Vigne, alto dignitario della corte di Federico II di Svevia, presso la quale era fiorita la scuola siciliana. Pier delle Vigne era caduto in disgrazia per l’invidia degli altri membri della corte. Fatto che lo ha portato al suicidio.

Nell’Opera Rock “Inferno”, Pier delle Vigne rammenta il cammino che intraprende, in una silenziosa e malinconica riflessione di sé verso il suicidio, per raccontare una storia, levando la mano contro di sé, che non gli dia più dolore.

ULISSE

(protagonista del settimo brano del disco “Il Gigante”)


Ulisse è uno dei personaggi più famosi della mitologia greca. Per la prima volta compare nell’Iliade ma l’opera che lo rende famoso è l’Odissea, dove viene narrato il suo lungo e avventuroso viaggio pieno di insidie e prove di coraggio e intelligenza. Un viaggio dal quale Ulisse non vuole tornare, infatti né l’amore per la moglie Penelope e per il figlio né la pietà per il padre che lo sta aspettando, lo convincono a tornare. Dante mette Ulisse all’Inferno insieme a Diomede ed è accusato di aver dato consigli ingannevoli quando era in vita e quindi di aver ingannato il prossimo. Ulisse, nella Divina Commedia, racconta di aver sfidato tante volte il volere divino, imbarcandosi in cerca di avventure, di aver scalato le colonne d’Ercole che rappresentavano il limite oltre il quale era vietato andare agli uomini. Questi sono due motivi per i quali Ulisse venne spedito all’Inferno dove è avvolto dalle perpetue fiamme del mondo di Lucifero. Ulisse è un viaggiatore che cerca l’ignoto e non vuole tornare nella sua terra, infatti si spinge fino agli abissi infernali! Ma il viaggio è l’unica sua ragione di vita spinto dalla curiosità di conoscere.

Nell’Opera Rock “Inferno” di Francesco Maria Gallo, Ulisse affronterà il Gigante, quel mare in bufera di anelata conoscenza che, dopo l’inganno di Troia, gli impedirà il ritorno a Itaca! Nel testo della canzone “Il Gigante” c’è una citazione a Umberto Saba e alla sua poesia Ulisse, pubblicata nella raccolta Mediterranee del 1946. Nella poesia l'autore si identifica con il personaggio di Ulisse così come fu rappresentato da Dante nella Divina Commedia, che dopo la conclusione delle vicende narrate nell'Odissea, parte nuovamente per nuove scoperte ma perirà in mare per sete di impertinente conoscenza!


UGOLINO

(protagonista dell’ottavo brano del disco “Ugolino”)


Il Conte Ugolino della Gherardesca fu accusato di tradimento perché ritenuto responsabile del disastro della Meloria e rinchiuso nella Torre della Muda insieme ai figli Gaddo e Uguccione, e ai nipoti Anselmuccio e Nino, detto il Brigata. Dopo alcuni mesi di prigionia vennero lasciati morire di fame nella Torre della Fame. Dante lo colloca tra i traditori della patria nell'Antenòra, la seconda zona del nono Cerchio dell'Inferno in cui i dannati sono imprigionati nel ghiaccio. Ugolino appare alla fine del Canto trentaduesimo, sepolto in una buca insieme all'arcivescovo Ruggieri: il conte sta sopra di lui e addenta bestialmente il cranio del compagno di pena, per averlo ingannato e attirato in una trappola per imprigionarlo. Ma ciò che Dante non può sapere è la crudezza della sua morte. Il conte narra di come, dopo vari mesi di prigionia nella Muda, in seguito a un fosco sogno premonitore fatto da lui una notte, il mattino dopo l'uscio della torre fu inchiodato e a lui e ai figli non fu più portato il cibo. L'atroce agonia dei prigionieri durò circa sei giorni, durante i quali Ugolino vide morire i figli uno ad uno senza poter far nulla per aiutarli. Per due giorni aveva brancolato sui loro cadaveri chiamandoli per nome, poi il digiuno aveva prevalso sul dolore. Dante colloca Ugolino tra questi peccatori probabilmente per il tradimento del partito ghibellino. Ugolino, dopo la cacciata di Nino Visconti, rientra a Pisa per accordarsi con Ruggieri, il quale invece lo fa imprigionare (sarebbero questi i mal pensieri, i piani malvagi del prelato). L'intento di Dante non è tuttavia quello di riabilitare la memoria del conte o di risarcirlo per l'ingiustizia subita, dal momento che lo include tra i peccatori del Cerchio più basso, quanto piuttosto quello di sfruttare la sua orribile vicenda personale per stigmatizzare le lotte politiche che dilaniavano l'Italia di fine Duecento, esattamente come succede ancora oggi. Nell’Opera Rock “Inferno”, Francesco Maria Gallo, con la sua canzone, impersona un Conte Ugolino nostalgico, appassionato e innamorato. Con una lirica che lascia spazio ai suoi sentimenti politici, sociali e umani, di un uomo che ha creduto nei suoi ideali, per i quali ha subito il peggiore dei tradimenti da un prelato assetato di potere e opportunismo.

Il Conte Ugolino, nell'Opera Rock “Inferno” di Francesco Maria Gallo, definisce la sua vita sfortunata come un salto nel buio. Ripercorre la sua vita terrena e cede il passo ai pesi accumulati dietro anni appassionati e per questo dissennati. Il Conte non ha più voglia di resistere, non vuole più competere con le sue idee e visioni, perché ormai sente che nulla gli appartiene e i suoi nemici non hanno più un volto nel suo inferno.

Nell’Opera Rock “Inferno”, il Conte Ugolino conclude, nonostante tutto, con un grandioso sentimento di amore immutato per la sua patria: anche se: "capita che un giorno, perdi il punto del ritorno! capita che un giorno, non ti importa di ripetere! Senti come se questo amore si rivolta! Senti come questo amore, è appartenenza”.


LUCIFERO

(protagonista del nono brano del disco “L’imperatore del dolore”)


Il grandioso mito cosmico, vuole che in origine le terre emerse si trovassero nell’emisfero australe, più nobile perché più vicino all’Empireo. Lucifero, il più fulgido tra gli angeli, il più glorioso e vicino a Dio, aspirava orgogliosamente ad essere al pari di Dio e per tale peccato di superbia, primo di tutti i tradimenti, fu scagliato a testa in giù verso la terra. Essa, spaventata, inorridita, si ritrasse da lui, rifugiandosi sotto le acque, scambiandosi di posto con esse e andando a occupare l’emisfero boreale. Lucifero si trova così confitto, nel punto al qual si traggon d’ogne parte i pesi! Il centro della terra, che, secondo la dottrina aristotelico-tolemaica, era anche centro dell’universo e della gravitazione universale. È anche il punto più lontano da Dio, che costituisce la punta del cono infernale immaginato da Dante. La caduta di Lucifero, presenta somiglianze con quella di Fetonte, più volte citato da Dante. Entrambi esseri luminosi. Entrambi caratterizzati dall’ambizione di puntare troppo in alto. Entrambi, infine, scagliati sulla terra da un dio adirato.

Nell’Opera Rock “Inferno” di Francesco Maria Gallo, conosceremo un Lucifero umano, a tratti romantico e affranto per il troppo amore e desiderio di emulazione, non corrisposto da suo Padre. Lucifero è un nostalgico imperatore del dolore. Di quel dolore insanabile. Provocato dall’essere diseredato e non compreso da suo Padre. Come in quelle famiglie che non sanno ascoltare le richieste di attenzione dei loro figli o che, nel peggiore dei casi, non li accettano, per buona pace degli psicologi...

Nell’Opera Rock “Inferno” di Francesco Maria Gallo, Lucifero dalle profondità del suo intimo inferno, emette il suo grido accorato al cielo, come se fosse un'ultima richiesta di attenzione. “E smettila di guardarmi così, io non voglio somigliare a mio padre! Se avrò un segno... forse!”.


CONCLUSIONE

(approfondimenti sul decimo brano “Inferno” e sulla ghost track “Desolazione”)


Nell’opera Rock Inferno, Francesco Maria Gallo ha aggiunto un nuovo canto in cui Dante Alighieri è giudicato da Lucifero.

Dante Alighieri porta con sé il vero inferno in terra. Quello della calunnia, dell’inganno, del dileggio, della violenza, delle torture, dell’opportunismo, della mancanza di compassione, dell’egoismo e dell’amore tradito dall’odio.

Dante Alighieri in questo canto, rappresenta lo specchio incrinato di tutti i tempi sulla terra.

Uno specchio che riflette la stolidaggine dell’uomo sull’uomo, dei figli sui figli, una natura umana non compassionevole e spietata. La lettura della storia fa riflettere ma nessuno, ancora oggi, ne trae ravvedimento. Lucifero considera Dante Alighieri il concentrato di tutte le colpe dell’uomo in terra: l’inganno, che racchiude in sé, ogni delitto umano. Lucifero, non sopporta il fatto che Dante Alighieri abbia condannato donne e uomini, contravvenendo alla presunzione di innocenza, in assenza del giudizio di suo Padre e lo condanna in una fiamma eterna all’Inferno, come Ulisse.


Con “INFERNO” Francesco Maria Gallo traghetta il pubblico nella dura discesa agli Inferi di Dante Alighieri, ma al tempo stesso anche nell’inferno della nostra contemporaneità. Infatti, seppur con lo sguardo rivolto al 1200 di Dante Alighieri, ascoltando “INFERNO” emerge anche un racconto contemporaneo in cui attraverso i protagonisti di ogni brano si può riconoscere lo specchio dei nostri tempi. Un richiamo esplicito al presente è celato nella ghost track “Desolazione” che riproduce la registrazione di una richiesta di aiuto da parte dei naufraghi che su un barcone che aveva lasciato Zuara, in Libia, ed è rimasto bloccato in mare per 2 giorni con problemi al motore, senza riuscire ad avere soccorsi.





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