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SI ASCOLTI CHI PUÒ!

INFERNO nasce da un’idea di Francesco Maria Gallo, autore delle musiche e dei testi che si basano su una selezione di 11 canti dell’Inferno di Dante Alighieri, nell’anniversario dei 700 anni dalla sua nascita. Si tratta di un florilegio intimo, in cui il cantautore - ad eccetto del brano iniziale La Selva Oscura, che riporta i versi originali del Proemio dantesco - sovrascrive la propria libera interpretazione dei canti scelti, attraverso le musiche unite ad una scrittura originale intorno alle suggestioni e ai protagonisti degli stessi canti. Allora si assiste alla rielaborazione di un proprio inferno, ridisegnato secondo un personale punto di vista, quasi a identificare un altro da sé di derivazione Rimbaudiana che, di volta in volta, ricompone le diverse figure, colte nell’aspetto più umano (Il Gigante (Ulisse), Il Silenzio di Pier (Pier delle Vigne), Il Conte Ugolino, L'Imperatore del dolore (Lucifero)) per ancorare la mitica discesa agli Inferi ad un viaggio pressoché interiore, in bilico tra una lucida analisi di sconfitta (Desolazione) e l’auspicio di una accorata via d’uscita dai propri limiti. Per Francesco Maria il dannato è anche l’umano cosmico in cerca di una sorta di redenzione. A sostegno di questa rilettura, interviene la dimensione archetipica del femminile e il terreno ruolo salvifico dell’Amore, un demiurgo sostanziato nell’apologia del connubio tra uomo e donna (Francesca, Il Bacio Sospeso - Paolo e Francesca). Persino Medusa coglie l’eredità di una compassione profondamente umana e la trasfigura in Regina adombrata dal tempo, alla perenne ricerca di un “uomo normale”. Parallelamente, alla penna di Gallo, non sfugge una critica desolata alla nostra condizione terrena (Inferno) nella quale confluisce la consapevolezza di una natura esistenziale persistente, ai limiti della definizione infernale. Proprio qui ci troviamo di fronte all’interrogativo serrato nella condanna implicita che si dischiude attraverso lo squarcio del velo di Maya. E proprio qui, da questa comune prospettiva, nasce la collaborazione con l’autrice Carla Francesca Catanese che, delle undici tracce di Francesco Maria Gallo, ha restituito un personale contrappunto. I Controcanti si discostano formalmente da una prosa più consona all’adattamento musicale e forniscono il suggello di una operazione che aderisce al terreno della poesia sperimentale, un coacervo di visioni irregolari tenute insieme dall’anarchia del verso libero. Ecco allora che l’Inferno discende nelle latitudini di una contemporaneità quasi belluina, in una commistione verbale e concettuale dove le atmosfere dantesche si confondono in un Inferno Iconico Stomp. In un calpestio che odora di scempio accumulato: un melting pot semantico, trasversale. I Controcanti albergano qui ed ora, in un mondo trafitto, tra le maglie della musica Trap, il sangue nero delle metropoli, il Santi saldi di Zara, i barconi di Lampedusa, fino a Capitol Hill. I canti danteschi incidono sulla trama di un Inferno cosmopolita - infranto di Mito, sciacquato nello specchio del doppelgänger - per assumere la forma di instant poetry, con pochissime vie di fuga da un oggi indelebile nel suo format infernale.

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