Caronte - il videoclip

Nella religione greca e in quella romana Caronte (in greco antico Χάρων, Chárōn” ferocia illuminata) era il traghettatore dell’Ade.

Come psicopompo trasportava le anime dei morti da una riva all'altra del fiume Acheronte.

Nell’antica Roma vigeva la tradizione di mettere una moneta sotto la lingua del cadavere prima della sepoltura. La tradizione rimase viva in Grecia fino ad epoche abbastanza recenti ed è probabilmente di origine antica.

 

Nessuna anima viva è mai stata trasportata dall'altra parte, con le sole eccezioni della dea Persefone, degli eroi Enea, Teseo, Piritoo e Ercole, Odisseo, del vate Orfeo, della sibilla cumana Deifobe, di Psyché e, nella letteratura e nelle tradizioni successive a quella greca antica, di Dante Alighieri. Francesco Maria Gallo, dopo essersi smarrito come Dante nella Selva Oscura, rappresenta con "Caronte" immagina l’inizio del viaggio all’Inferno dantesco. La discesa all’Inferno è interpretata in chiave, pseudo-gotica, realistica e moderna.

 

Il videoclip, così come la stessa opera rock “Inferno”, si divide tra scene introspettive, in cui le anime dannate sono costrette a dover affrontare le insidie profonde del lavoro sul se. Contrappassi e citazioni, rendono la struttura narrativa del corto più vicina all’idea di un inferno contemporaneo ma pur sempre vicina a quella del sommo poeta.

Caronte nel videoclip oltre che il traghettatore, rappresenta lo specchio psicologico nel quale ogni scelta è condannata a riflettersi: uno specchio che riflette la stolidaggine dell’uomo sull’uomo, dei figli sui figli, una natura umana non compassionevole e spietata. La lettura della storia fa riflettere ma nessuno, ancora oggi, ne trae ravvedimento.

Lucifero considera Dante Alighieri il concentrato di tutte le colpe dell’uomo in terra: l’inganno, che racchiude in sé, ogni delitto umano. Nel videoclip Francesco Maria Gallo traghetta il pubblico nella dura discesa agli Inferi di Dante Alighieri, ma al tempo stesso anche nell’inferno della nostra contemporaneità.